Social e disturbi alimentari: due lati di una stessa medaglia

Viviamo in un’epoca in cui i social media sono parte integrante delle nostre giornate. Ci accompagnano durante la giornata e, per quanto possiamo non accorgercene o rifiutarci di crederlo, sono in grado di influenzare pensieri, emozioni e comportamenti. Ma quindi che impatto possono avere sul rapporto con il cibo e con il nostro corpo? In questo articolo ti parlo dei due lati della medaglia dei social sui disturbi alimentari, ma puoi anche trovare un episodio del mio podcast Spazio Lunare con Animenta dove abbiamo proprio fatto una riflessione su questo tema delicato e complesso.

I social media sono uno specchio di ciò che desideriamo e temiamo. Possono amplificare insicurezze e contribuire alla diffusione di ideali di bellezza irraggiungibili. Il confronto costante con corpi filtrati, immagini perfette e stili di vita apparentemente impeccabili può rafforzare schemi di pensiero dannosi, specialmente per chi soffre di disturbi del comportamento alimentare (DCA) o ha rapporti contrastanti con il proprio corpo.

Alcuni algoritmi tendono a proporre contenuti in linea con le ricerche e le interazioni dell’utente. Questo significa che chi segue pagine su diete drastiche o fitness estremo riceverà sempre più post simili, entrando in un circolo vizioso difficile da spezzare. Senza contare l’influenza di challenge e trend che, anche inconsapevolmente, possono normalizzare comportamenti alimentari disfunzionali, come quello di “cosa mangio in una giornata”.

La costante esposizione a immagini ritoccate e filtrate contribuisce a diffondere un ideale di bellezza irraggiungibile. I volti senza imperfezioni, i corpi scolpiti e le vite apparentemente perfette creano una narrazione distorta della realtà. Questo può portare a insoddisfazione corporea, restrizioni alimentari e comportamenti disfunzionali, come il controllo ossessivo delle calorie o l’eccessiva attenzione alla forma fisica al fine di potersi omologare.

Non esiste un corpo perfetto perché ciascuno di noi è un essere fisicamente e mentalmente unico.

A riprova del fatto che tutto quello che passa nei social sembra perfetto, ti lascio indovinare quante delle celebrità nell’immagine qui sotto hanno lottato contro dei disturbi alimentari.

Spoiler? TUTTE!

celebrità e disturbi alimentari

La “diet culture” è un fenomeno molto presente nei social media che enfatizza l’idea che mettersi a dieta o essere sempre a dieta sia corretto per la salute della persona. Invece, questo concetto influenza negativamente il rapporto con il cibo e il corpo, promuovendo diete estreme, restrizioni alimentari e un focus ossessivo sulla perdita di peso. Questo falso mito si è talmente radicato che ci ha abituatə a vedere le diete come una bussola per orientarci nel rapporto con il cibo e il corpo e senza di questo si pensa ci sia il rischio di lasciarsi andare e perdere il controllo.

Ecco, quindi, che si diffondono 2 concetti pericolosi:

  • la grassofobia: Le persone con sovrappeso e obesità sono discriminate ed escluse e avere un sovrappeso o un’obesità è visto come una colpa, un difetto.
  • il bodyshaming: è la critica o la derisione per il proprio aspetto fisico o per una peculiarità fisica che si subisce da parte di altri attraverso dei commenti denigratori, portando la persona a vergognarsi del proprio corpo.

Ma combattere questo concetto della diet culture è possibile, comunicando e diffondendo una nuova cultura: l’essere diet-free.

Attenzione, al contrario di quello che si pensa, però, essere liberi da una dieta non significa lasciarsi andare, ma piuttosto imparare ad ascoltare il nostro corpo, connettendoci con i suoi bisogni reali. Per poter essere DIET FREE c’è bisogno di un percorso con un professionista biologo nutrizionista/dietista con approccio all’intuitive eating. Infatti, c’è una grande differenza tra dieta prescrittiva e percorso di nutrizione personalizzato: il secondo non implica nessuna restrizione e nessun cibo vietato o cibo ricompensa.

A breve saranno disponibili i miei percorsi personalizzati di nutrizione che hanno come missione quella di accompagnarti verso un rapporto sereno, completo ed equilibrato con il cibo per tua salute psicofisica. Iscrivi alla lista di attesa per non perderti le novità e per poter fare pace con il cibo e con il tuo corpo.

Un altro fenomeno sempre più diffuso e rischioso sono i commenti negativi e minatori.

Essere presenti nei social ed esporsi se da una parte ti permette di conoscere e raggiungere persone nuove, dall’altra parte può portare ad attenzioni non richieste dai “leoni da tastiera” e da cyberbulli.

Il cyberbullismo, infatti, è una delle principali minacce per la salute mentale di chi utilizza i social media e può avere un impatto significativo anche sui disturbi alimentari: commenti negativi, critiche sul corpo e messaggi denigratori possono intensificare l’insicurezza, portare le persone a vergognarsi del proprio corpo e avere un rapporto complicato con il cibo e con il proprio fisico, rischiando di sfociare nei DCA.

Nonostante i rischi, i social media possono rappresentare una risorsa preziosa nel percorso di cura dai disturbi del comportamento alimentare (DCA). Se usati con consapevolezza e moderazione, diventano uno strumento di connessione, sensibilizzazione e supporto, aiutando le persone a non sentirsi sole mentre affrontano queste difficoltà.

Uno degli aspetti più positivi dei social è la possibilità di entrare in contatto con altre persone che condividono esperienze simili e offrono uno spazio sicuro dove condividere emozioni, paure e progressi.

La sensazione di appartenenza a una comunità può ridurre l’isolamento che spesso accompagna i DCA. Inoltre, non sai quale forza possa avere raccontare la propria storia o leggere quella degli altri: normalizza le difficoltà e aiuta a comprendere che la guarigione è possibile, anche se il percorso può essere lungo e complesso.

All’interno del mio podcast ho portato molte testimonianze persone che hanno raccontato la loro storia di guarigione e di percorsi di cura di tutti i Disturbi Alimentari.

La body positivity e la body neutrality sono movimenti che promuovono messaggi di accettazione e rispetto del corpo incoraggiando le persone a lasciare andare il focus sull’apparenza per concentrarsi sul dare valore a ciò che i loro corpi fanno per loro ogni giorno.

In un mio contenuto ho raccontato quanto le cicatrici del mio corpo raccontano il percorso di guarigione che ho affrontato ricordandomi ogni giorno quanto il mio corpo è stato forte ad affrontare tutto questo.

I social media sono anche un potente strumento educativo per condividere informazioni scientifiche sui DCA, sfatare falsi miti e offrire consigli utili. Questi contenuti possono aiutare chi soffre di un DCA a riconoscere i segnali del proprio disturbo e a cercare aiuto contribuendo a ridurre il senso di colpevolezza intorno ai disturbi alimentari e promuovendo una maggiore comprensione della loro complessità.

La comunicazione, specialmente sui social, ha un impatto enorme sulle persone che vi si espongono quotidianamente. Per chi soffre di disturbi del comportamento alimentare, parole e messaggi possono essere strumenti di supporto o, al contrario, di ulteriore sofferenza. Promuovere una comunicazione gentile, rispettosa e inclusiva è essenziale per creare uno spazio sicuro dove chiunque possa sentirsi accolto, ascoltato e valorizzato.

Ed è per questo che sono stata contattata da Fondazione Cotarella (fondazione che nasce per la sensibilizzazione e cura dei Disturbi Alimentari) per tenere un programma PCTO insieme al Liceo Classico Filippo Antonio Gualtiero di Orvieto, sulla comunicazione gentile sui social e il loro impatto sui Disturbi Alimentari.

Insieme ai ragazzi stiamo creando il manifesto della comunicazione gentile e ci impegniamo a diffondere messaggi gentili e di accoglienza nel mondo social.

A questo tema ho preso parte in più occasioni, tra cui le più recenti:

  • Assemblee d’istituto in vari licei
  • Assemblee d’istituto nelle scuole medie di Lido di Venezia e Pellestrina
  • Università di Trento
  • Università di Rovereto
  • Università di Padova
  • Università di Chieti
Luna, spazio lunare, tiene lezione sui social e disturbi alimentari

Il linguaggio, sia online che offline, ha un potere enorme nel plasmare la nostra percezione di noi stessi e degli altri. Nel contesto dei social e disturbi alimentari, le parole che utilizziamo possono fare la differenza tra ferire e sostenere, tra colpevolizzare e comprendere.

Utilizzare una comunicazione gentile nei social sui disturbi alimentari significa

  • Evitare etichette: evita parole come “bulimica”, “anoressica” per aiutare a focalizzarsi sulla persona piuttosto che sulla malattia, sul corpo o sul peso. La persona non è la sua malattia e darle un’etichetta può accrescere il suo dolore e la sua difficoltà nel comprendere la sua reale identità.
  • Utilizzare un linguaggio inclusivo: Scegli parole che non discriminino e che rispettino la diversità delle esperienze. Ci sono tantissime forme di DCA e tantissime esperienze diverse.
  • Validare le emozioni: Riconosci e valida le emozioni di chi soffre di un disturbo alimentare ringraziando per la fiducia e forza che hanno avuto di raccontarti parte della loro storia.
  • Promuovere l’autostima e la speranza: guarire è possibile anche se può essere un percorso lungo e difficile, se ci si affida e ci si fida dei percorsi di cura.

Attenzione invece ai termini “gentili” che possono avere un impatto negativo in chi sta soffrendo di DCA (e non!), come “Sei dimagrita! Come stai bene!”, “Ti trovo in forma”, “Ma quanto bella sei con qualche chilo in più?!”. Infatti, per chi affronta una situazione complessa con la propria salute psicofisica in generale, queste parole possono spaventare perché spesso non coincidono con la situazione che sta vivendo la persona all’interno.

Come ho deciso di parlare dei disturbi alimentari nel mio social Spazio Lunare

Affrontare il tema dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) sui social media richiede sensibilità, competenza e un approccio empatico. Nel mio spazio online, Spazio Lunare, ho scelto di condividere la mia esperienza personale di guarigione dai DCA, offrendo supporto e informazioni a chi sta affrontando percorsi simili.

La decisione di parlare apertamente dei disturbi alimentari nasce dal mio percorso personale di guarigione perché condividendo la mia storia non solo contribuisco a sensibilizzare le persone su questi temi, ma offro anche un messaggio di speranza a chi si trova ancora nel mezzo del percorso. Infatti, raccontare le sfide che per prima ho affrontato vuole aiutare a far comprendere che la guarigione è possibile e che non si è soli in questo cammino.

Sui miei canali social, parlo di:

  • Cibo, ma trattandolo in maniera neutra, portando ciò che piace insieme a una riflessione, collegandolo alle emozioni;
  • Corpo, ma portando alla body neutrality, decostruendo i falsi miti rispetto al corpo e togliendo il focus sui commenti sui corpi;
  • Disturbi alimentari, ma evitando di rimandarli a un corpo o un peso, parlando della mia esperienza con sguardo ampio, portando speranza.

Questo mio approccio è presente non solo nei miei social, ma anche nei miei percorsi di fitness dove l’attività fisica è slegata da pesi e misure e ha come obiettivo il benessere psicofisico della persona.

Per le persone che soffrono di disturbi alimentari, spesso l’attività fisica è vista come punizione ed è per questo che nei miei percorsi non alleniamo solo il corpo, ma anche le emozioni per riscrivere il rapporto con l’attività sportiva e vederlo come un percorso verso una maggiore consapevolezza e rispetto di sé e del proprio corpo.

Vuoi scoprire i miei percorsi di fitness? Ti aspetto!

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